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Museo di storia naturale Don Bosco

Il Museo di Storia Naturale don Bosco e delle apparecchiature scientifiche

Orari di visita:
feriali da lunedì a venerdì: 9-12.30 e 14.30-18.30 solo su richiesta preventiva (nei giorni di scuola per il pubblico dalle 16.30 alle 18.30); sabato e domenica 14.30-18.30 gratuito e senza prenotazione. Ingresso gratuito

Giorni di chiusura:
tutto agosto, dal 25 dicembre al 5 gennaio, Pasqua (informarsi allo 0116300611).
Visite guidate a richiesta per scuole e gruppi su prenotazione.

Prenotazioni e comunicazioni:
con il conservatore, Prof. don Francesco Maj: 0116300611.
Accessibilità per disabili motori



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Il Museo è visitabile mattina e pomeriggio su prenotazione dalle scolaresche di ogni tipo dalla scuola dell’infanzia alle secondarie.

Come prenotare

Prenotare con un certo anticipo (possibilmente nella settimana precedente la visita) al n. 011.63.006.11. L’ingresso e la visita guidata dal personale del Museo sono gratuiti.

Tipi di visita

È preferibile portare una classe per volta al Museo ed accordarsi sul tipo di visita: se di carattere generale o su specifiche collezioni, per es.: mineralogica, zoologica, fossili. È possibile visitare una collezione con una guida del museo (gratuita) e poi se c’è tempo lasciare visitare liberamente il resto del museo. Occorre calcolare circa due ore in tutto.

Luoghi storici salesiani

Per chi fosse interessato vale pena ricordare che il Museo fondato da don Bosco si trova nell’Istituto che ha ospitato per quarantuno anni la sua tomba e poi quelle dei suoi primi due successori: nel cortile si possono visitare i cenotafi e una breve sintesi dell’epopea di don Bosco attraverso i graffiti del porticato. Si può visitare anche la cappella interna dell’Istituto con l’altare dedicato a don Bosco arricchito di alcuni ricordi della sua presenza nell’Istituto.

Accoglienza

I gruppi possono usufruire di locali al chiuso per consumare il loro pranzo al sacco e di cortili dove fare ricreazione.

Ti proponiamo di leggere questo documento: IL «MUSEO DI STORIA NATURALE DON BOSCO» A TORINO-VALSALICE di don Giuseppe Brocardo e di visionare, presso il Museo, la nuova "Guida Illustrata".

 

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Un po’ di storia del Museo

Il Museo di Storia Naturale dedicato al Santo dei giovani è uno dei più antichi musei scientifici di Torino. E’ stato da fondato da S. Giovanni Bosco nel lontano 1878 per servire come dotazione scientifica alla Scuola di Valsalice.

Don Bosco curava personalmente le opere che andava aprendo. L’occasione di dare inizio ad un museo scientifico al “Valsalice” gli fu data dall’offerta della collezione zoologica del canonico Gian Battista Giordano di Rivalta Torinese, da parte della sua erede, contessa Bruno. Il Santo acquistò questa collezione di animali tassidermizzati, per lo più uccelli nostrani ed altri esotici insieme ad alcuni altri esemplari di animali. Questa acquisizione costituì il primo nucleo del Museo, che venne inaugurato da don Bosco stesso il 5 luglio 1879.

Sin dall’inizio don Bosco volle che le scienze sperimentali fossero curate e incoraggiò l’acquisto di apparecchiature scientifiche per i laboratori, incaricandone il docente di fisica e chimica, don Natale Noguier de Malijay, un salesiano provenzale, noto per essere stato il propugnatore della fotografia della Sindone. Benché il Re Umberto I affidasse l’incarico della foto ufficiale all’italiano Avv. Secondo Pia, don Noguier scattò ugualmente un paio di fotografie, come egli stesso dichiarò, prima di quella ufficiale del maggio 1898. Molte delle apparecchiature antiche acquistate in quei tempi e dopo sono ancora in uso nella scuola e in parte sono esposte nell’attuale allestimento del Museo insieme ad altre più recenti.

Il Museo naturalistico fu incrementato da successive donazioni, nel 1897 quella entomologica del Cav. Giacinto Gianelli, nel 1898 quella di minerali e rocce del cooperatore salesiano don Antonio Maria Zaccaria, parroco di Sondalo in Valtellina. Altro materiale venne dalle esposizioni salesiane missionarie del 1898 e 1911. In particolare don Antonio Tonelli fu in Patagonia e Terra del Fuoco tra il 1909 e il 1911, dove raccolse parecchio materiale naturalistico ed etnografico a documentazione delle missioni salesiane. Fu così aperto in Valsalice in altri ambienti il Museo etnologico di documentazione dell’attività svolta dai Salesiani nelle Missioni. Dopo l’esposizione missionaria del 1925 parte del materiale fu convogliata al Colle Don Bosco in Castelnuovo, dove ora sorge un grande Museo etnologico-missionario, accanto ad un altro della civiltà contadina. Intanto il Museo di Valsalice continuava ad arricchirsi di altro significativo materiale naturalistico, come nel 1918 la collezione di Lepidotteri del Cav. Luigi Pezzi, bibliotecario della Real Casa, e alcuni famosi salesiani contribuivano in quest’opera: l’insigne botanico don Giacomo Gresino, uno dei primi studiosi di licheni in Italia, don Carlo Crespi, esperto in felci dell’Ecuador, don Vincenzo Cimatti che mandò interessante materiale dal Giappone, ed altri ancora. Vanno anche ricordati i curatori del Museo, il conservatore Sig. Paolo Gaudi, fino al 1951, e don Camillo Verri, autore di apparecchiature per la didattica delle scienze e scopritore del famoso quarzo geminato a cuore, che, primo reperto del genere in Piemonte, è diventato l’emblema del Museo stesso.

L’attuale allestimento. Nel 1967, per iniziativa del Direttore dell’Istituto don Ludovico Zanella, furono riunite le collezioni nell’attuale allestimento, che venne inaugurato il 12 gennaio 1969 e dedicato al suo fondatore. Infaticabile Direttore del Museo fino al 6 gennaio 2000 è stato don Giuseppe Brocardo (mancato l’8 agosto 2002), che in particolare con l’aiuto di due altri salesiani, don Eutisio Porrino e don Enrico Pederzani, potenziò la collezione mineralogico-petrografica, che con i suoi circa 5000 pezzi è la più grande di quelle esposte in Piemonte e Valle d’Aosta e comunque una delle maggiori in Italia.

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Allestimenti ed esposizioni, che cosa puoi vedere

Al terzo piano sono esposte apparecchiature di fisica e chimica, e la collezione mineralogico-petrografica, mentre il quarto comprende le esposizioni botaniche, zoologiche, paleontologiche, etnografiche, anatomiche ed una straordinaria collezione di circa 30.000 conchiglie. L’erbario, di importanza internazionale, comprende 40.000 cartelle con esemplari raccolti da vari sacerdoti: oltre i già citati Tonelli, Gresino e Cimatti, anche don Porta, don Allioni ed altri ancora; su di essi hanno svolto le loro tesi di laurea in scienze naturali don Roberto Bosco nel 1938 e don Danilo Allasia nel 2000.

Tra gli animali vi sono preparati tassidermizzati, altri osteologici (scheletri), altri in alcool o formalina, nonché collezioni di conchiglie e artropodi (specialmente farfalle e altri insetti). Tra i Vertebrati vi sono Pesci, Anfibi, Rettili, Uccelli, Mammiferi. Molti esemplari appartengono alla fauna piemontese, come l’ultimo Lupo rinvenuto morto in Val di Lanzo; per quella esotica vanno segnalati alcuni endemismi della Nuova Zelanda: due Tuatara (Sphenodon punctatus), rettili primitivi considerati “fossili viventi” e alcuni uccelli come l’Ocidromo australe e lo Strigope; specie tipiche dell’Australia, come il Koala, l’Ornitorinco e l’Ekidna, i Lemuri del Madagascar, i Colibrì e i Pappagalli americani. Molti reperti etnografici sono assai rari, perché appartenenti a culture estinte o perché difficili da avere, come la “tsansa” degli Shuar, un trofeo di testa umana svuotata e molto rimpicciolita da quelli che un tempo costituivano una bellicosa tribù dell’Ecuador. Ricca la documentazione degli Yañomamï , una tribù dell’Alto Orinoco (Venezuela), dove fu attivo il missionario salesiano don Luigi Cocco. La visita si conclude nella sala dei fossili, dove numerosi campioni provenienti da ogni parte del mondo sono presentati nelle loro successioni geologiche, tra questi alcune uova di dinosauri, spettacolari Ammoniti, e i Pesci del Monte Bolca (Verona).

Negli ultimi anni le collezioni del Museo sono state ampliate grazie a numerosissime donazioni. Impossibile elencarle tutte, ne citiamo alcune che hanno arricchito notevolmente i vari settori del Museo.

Settore Scienze della Vita: Collezione di 37 Mammiferi da Antonio de Bono, Conchiglie dalla Famiglia Rigoletti, Fossili e Conchiglie da Massimiliano Caretto, Fossili da Enrico Donegani, Stampe Ornitologiche da Egidio De Guidi e Famiglia.

Settore Scienze della Terra: Gemme tagliate da Giovanni De Filippo, Cristalli da Enrico Donegani.

Settore Apparecchiature Scientifiche: Strumenti di una Stazione Ricetrasmittente da Antonio de Bono.

Ai Donatori è sempre andata la doverosa gratitudine del Museo che ha opportunamente segnalato dove è stato esposto il materiale donato.

Collabora alla gestione del Museo l’Associazione Amici del Museo di Storia Naturale don Bosco che organizza annualmente mostre e cicli di conferenze a carattere scientifico aperte a tutti.